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I trigger point, cosa sono e cosa comportano

Il termine trigger point è letteralmente traducibile come «punto grilletto». E' un temine che viene spesso usato in relazione ai massaggi miofasciali
trigger point

I trigger point

Il termine trigger point, letteralmente traducibile come «punto grilletto» è stato coniato nel 1942 dal dottoressa Janet Travell (poi anche medico della Casa bianca durante la presidenza di Kennedy e Johnson) per descrivere l’accertamento clinico di un dolore -non spiegabile da nessun esame neurologico – avente le seguenti caratteristiche:

  • dolore correlato ad un punto preciso di un muscolo o di una fascia muscolare che non sia stato causato da un trauma acuto, da un’infiammazione o da un’infezione;
  • il punto doloroso può essere avvertito come un nodulo, e se stimolato, può rispondere con una contrazione;
  • la palpazione del suddetto punto può provocare un dolore, anche molto acuto, che si distribuisce su tutto il muscolo coinvolto.

Quindi, il termine trigger point entrò nel linguaggio medico solo nel nei primi anni quaranta.

Quello che è stato provato è che non sono la stessa cosa di uno spasmo muscolare. Infatti, uno spasmo muscolare non si riferisce all’intera fascia muscolare, cosa invece  “prevista”  in un trigger point.

In quali condizioni questi “punti” assumono particolare rilievo

Negli anni successivi, questa sorta di «nodi miofasciali» sono stati accertati come fonte identificabile di dolori da parte di fisioterapisti, dai chiropratici e dagli osteopati professionisti.

Questi convengono che spesso dai trigger point possono irradiarsi dei dolori inspiegabili che, a volte, si possono localizzare anche in altre zone del corpo lontane dai trigger point veri e propri.

Tuttavia, ad oggi non esiste ancora una metodologia per la diagnosi dei trigger point. C’è anche una carenza di teorie per spiegare il modo in cui nascono e sul perché producono “modelli specifici” di dolore.

Insomma permane ancora una sorta di alone di mistero attorno a questi trigger point.

Oggi sono tanti i professionisti che, per la loro preparazione atletica, si basano sui trigger point.

Esistono anche dei preparatori atletici, terapisti, fisioterapisti, agopuntori e massaggiatori che ne fanno uso anche nella loro attività professionale.

Non esiste un solo modo per attivare un trigger point.

Questa modalità infatti può dipendere da una serie di fattori tra cui, ad esempio, il sovraccarico muscolare acuto o cronico, l’attivazione da parte di altri punti di innesco, degli squilibri omeostatici, dei traumi di diverso tipo (ad esempio un’incidente d’auto), da infezioni e da problemi di salute derivati dal fumo.

Occorre tener presente però che, nonostante i trigger point riguardino solo i muscoli,  come abbiamo detto, possono causare dolori anche altrove.

Possono infatti possono tirare i tendini ed i legamenti associati con il muscolo, e possono anche causare un dolore profondo all’interno di una giuntura dove i muscoli non sono nemmeno presenti.

Da cosa derivano, e cosa comportano

Alcune teorie ipotizzano che questi “punti”  dipendano da un eccessivo rilascio di acetilcolina la quale produce una depolarizzazione sostenuta delle fibre muscolari.

Questo perché il punto d’innesco ha una composizione biochimica anormale con concentrazioni elevate di acetilcolina, noradrenalina, serotonina e un livello basso di Ph.

Quando questi trigger point sono attivi nei muscoli, si avverte spesso dolore e debolezza nelle strutture associate.

I trigger point possono anche essere latenti e, in questo caso, emergono solamente toccandoli. Se toccati, anche solo semplicemente schiacciati, possono quindi provocare fastidio o dolore.

I trattamenti

In seguito a questa sue constatazioni, la dottoressa Janet Travell ideò un trattamento clinico che consisteva nell’infilzare il trigger point con un ago e nell’iniettare un anestetico localmente.

Al giorno d’oggi però si è giunti alla conclusione che non c’é la necessità di un intervento così cruento, dal momento che un massaggio specifico effettuato da persona esperta può ottenere la sua guarigione, senza dover usare delle siringhe su  dei tessuti, così delicati ricchi di nervi e di vasi sanguigni come possono essere quelli del collo o dell’interno della coscia.

Perciò, la terapia che oggi viene ritenuta più adatta consiste nel loro trattamento manuale a mezzo delle dita, delle nocche, del gomito, o  impiegando degli appositi strumenti, come i foam rollers.

Riferimenti bibliografici

Myofascial trigger point. (2016, September 27). In Wikipedia, The Free Encyclopedia. Retrieved 20:48, October 3, 2016, from https://en.wikipedia.org/w/index.php?title=Myofascial_trigger_point&oldid=741464812

Immagine: Davidparmenter (Own work) [CC BY-SA 3.0], via Wikimedia Commons

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